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                                    9APPROFONDIMENTO OUVERTUREL%u2019anno del Giubileo volge al termine, segnato dalla morte di Papa Francesco e dall%u2019inizio del servizio di Papa Leone. Un anno all%u2019insegna della misericordia e della speranza.Uno dei frutti della esperienza vera e profonda del Giubileo %u00e8 la gioia, la gioia del Vangelo. Desidero raccogliere e offrire il frutto della gioia al tempo che ci attende e soprattutto alle donne e agli uomini che compongono il tempo con la loro vita. Se abbiamo assunto la figura di %u201cpellegrini di speranza%u201d, ritengo che possiamo arricchirla con quella di %u201ctestimoni della gioia, della gioia del Vangelo%u201d.Mi sembra doverosa una premessa: le parole della gioia esigono pudore, il pudore consapevole della vastit%u00e0 del dolore e della sofferenza che provocano oscurit%u00e0 e tristezza.%u201cCrisi drammatiche hanno intersecato il nostro andare, lasciandovi tracce indelebili%u2026 La pandemia, l%u2019aggiungersidi nuovi %u201cpezzi%u201d alla terza guerra mondiale in atto, le catastrofi ambientali acuite in intensit%u00e0 e frequenza dal riscaldamento globale, la crescita del disagio psichico soprattutto fra gli adolescenti, l%u2019accentuata criminalizzazione dei migranti, il lievitare dei ricavi dell%u2019industria delle armi, l%u2019ampliarsi delle diseguaglianze, il ripetersi di femminicidi e omicidi familiari, l%u2019inadeguatezza del sistema carcerario, la polarizzazione, l%u2019accentuarsi della disaffezione politica ed elettorale. Sofferenze indicibili incise sulla pelle delle donne e degli uomini che pellegrinano sui sentieri polverosi della contemporaneit%u00e0%u201d (dal Cammino Sinodale delle Chiese in Italia).La gioia dunque va evocata %u201cin punta di piedi%u201d, non per paura e tanto meno per scaramanzia, ma per rispetto e condivisione dei sentimenti di sofferenza, dolore, sgomento, rabbia, rassegnazione, disperazione che appesantiscono e lacerano il cuore di una moltitudine. In questi anni lo spettro della guerra si %u00e8 fatto incombente anche in Europa e ci sta rendendo consapevoli che condizioni di deprivazione della vita sono molto pi%u00f9 diffuse, trasversali e possibili di quello che pensavamo. La resistenza a lasciarci toccare o ad avvicinarci a coloro che vivono queste condizioni %u00e8 forte e a volte sembra diventare ancora pi%u00f9 intangibile, giustificandosi con ragioni che diventano inappellabili. In alcune regioni dell%u2019Africa vi %u00e8 una parola che esprime una verit%u00e0 molto evangelica: %u201cubuntu%u201d che significa %u201cio sono, perch%u00e9 noi siamo; come %u00e8 possibile che uno di noi sia felice, se tutti gli altri sono tristi?%u201d.Lettera pastorale 2025-2026: Servire la vita, servire la gioia di vivere - Perch%u00e9 la vostra gioia sia pienaCelebriamo i cinquant%u2019anni della nascita della Caritas a Bergamo: desidero manifestare una gratitudine senza misura a tutti coloro che nel passato e nel presente hanno scritto e stanno scrivendo una storia di Vangelo che non %u00e8 solo riposta ai bisogni dei poveri di ogni condizione o alle emergenze in ogni angolo del mondo, ma %u00e8 testimonianza evangelica della parola di Ges%u00f9: %u201cSono venuto perch%u00e9 abbiano la vita e l%u2019abbiano in abbondanza%u201d. Servire la vita, servire la vita dove accade, servire la gioia di vivere, non sono solo parole, ma nella storia di Caritas sono diventate storie, volti, persone, sono diventate premura, servizio, condivisione, generosit%u00e0, solidariet%u00e0 e giustizia per i piccoli e i poveri, ma anche per una citt%u00e0 degli uomini che custodisca e promuova la sua umanit%u00e0. Papa Francesco ci ha consegnato, quasi come testamento, una Lettera sul Cuore di Ges%u00f9. L%u2019immagine del cuore dice di questi cinquant%u2019anni di Caritas: a un mondo senza cuore, Caritas fa dono del cuore di Dio che prende il volto di Ges%u00f9 e di coloro che lo seguono con la vita, pi%u00f9 che con le parole.Rimane per me indimenticabile la Lettera che Papa Paolo VI, ora santo, scrisse nel 1975 dal titolo %u201cGaudete in Domino%u201d. Era l%u2019anno della mia Ordinazione sacerdotale, era l%u2019anno di un altro grande documento del suo magistero: %u201cEvangelii nuntiandi%u201d. Posso dire che questi due documenti hanno segnato non solo l%u2019inizio del mio ministero, ma tutto il cammino di questi cinquant%u2019anni. Cos%u00ec scriveva San Paolo VI: %u201cAffacciandosi al mondo, non prova l%u2019uomo, col desiderio naturale di comprenderlo e di prenderne possesso, quello di trovarvi il suo completamento e la sua felicit%u00e0? %u2026 Cos%u00ec l%u2019uomo prova la gioia quando si trova in armonia con la natura, e soprattutto nell%u2019incontro, nella partecipazione, nella comunione con gli altri. A maggior ragione egli conosce la gioia o la felicit%u00e0 spirituale quando la sua anima entra nel possesso di Dio, conosciuto e amato come il bene supremo e immutabile.Ma come non vedere pure che la gioia %u00e8 sempre imperfetta, fragile, minacciata? %u2026 Questo paradosso, questa difficolt%u00e0 di raggiungere la gioia ci sembrano particolarmente acuti oggi%u2026 Forse l%u2019avvenire appare troppo incerto, la vita umana troppo minacciata? O non si tratta, soprattutto, di solitudine, di una sete d%u2019amore e di presenza non soddisfatta, di un vuoto mal definito? Per contro, in molte regioni, e talvolta in mezzo a noi, la somma di sofferenze fisiche e morali si fa pesante: tanti affamati, tante vittime di sterili combattimenti, tanti emarginati! %u2026 Questa situazione non pu%u00f2 tuttavia impedirci di parlare della gioia, di sperare la gioia. %u00c8 nel cuore delle 
                                
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